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GLI PSICOLOGI AL SERVIZIO DELLA PERSONA

Il lutto e la famiglia

Pubblicato da  Dr.ssa Alessandra Rossi il 27/02/2015

La morte, all’interno della famiglia, produce due effetti: il primo è su chi muore, come fine ed interruzione della propria vita; il secondo è su chi rimane ed è il prezzo che si paga all’impatto profondo e violento che tali eventi, inevitabili ed obbligati, hanno sulla famiglia.

Cosa avviene in famiglia in seguito alla perdita di un componente?Il lutto in famiglia è la semplice somma dei lutti individuali o possiede delle qualità peculiari? Esiste il lutto di tutta della famiglia? Crediamo di si, poiché la morte in famiglia comporta molteplici perdite: della persona deceduta, dei ruoli, dell’unità familiare, delle speranze e della raffigurazione stessa del futuro

Nella letteratura legata alla famiglia ed al lutto, si esplicita il carattere simbolico del legame familiare e dello scambio fra le generazioni, la morte rappresenta il momento privilegiato e necessario per questo passaggio. Il principale compito della famiglia è quello di riattualizzare il rapporto tra vivi e morti attraverso il trasferimento del sistema dei valori. Il concetto di passaggio consente di dare senso alla morte e di dare all’evento luttuoso una funzione positiva. All’interno della famiglia si ricercano le risorse familiari al fine di contestualizzare il dolore familiare e non cadere nella patologia. Lo stress della morte è l’evento più potente che una famiglia si trovi ad affrontare, per questo è necessario attivare tutte le sue risorse per resistere alle forze destabilizzatici che si scatenano nell’immediato. Come sostiene Bowen in un sistema di comunicazione chiuso un individuo non è libero di comunicare pensieri, sentimenti e fantasie a causa della dipendenza emotiva dall’altro: si tratta di un riflesso automatico di difesa del sé dall’ansia dell’altra persona che limita la capacità di condivisione all’interno della relazione a due.

Alcune variabili orientano l’esito dell’elaborazione del lutto e il successo o meno delle strategie finalizzate ad affrontare l’evento: la qualità dell’organizzazione familiare; la flessibilità o rigidità del sistema familiare; il livello di coesione tra i membri della famiglia; il ruolo e la funzione della persona scomparsa; le modalità della morte

L’evento morte non è un passaggio da una fase all’altra della vita, ma la trasformazione di una condizione di vita. È un passaggio che attiva soprattutto aspetti simbolici: la morte obbliga i familiari a confrontarsi con l’inevitabilità del distacco e a procedere ad un lavoro di consegne e di distribuzione delle parti. E’ un passaggio di valori, tradizioni ed atteggiamenti e di mandati familiari. In famiglie con conflitti irrisolti questo passaggio sarà ancora più problematico.

La famiglia, per superare l’evento luttuoso, si trova ad affrontare delle tappe: accettazione della perdita; riorganizzazione della comunicazione e dei ruoli familiari; riorganizzazione delle relazioni con il mondo esterno; riaffermazione del sentimento di appartenenza al nuovo sistema familiare che emerge dal precedente; accettazione dell’ingresso in una nuova tappa del ciclo vitale.

Quali sono le principali risposte familiari al lutto?

1)      Il silenzio, non se ne parla. Accade in famiglie con lutti irrisolti

2)      Si colpevolizza per mantenere il controllo. Famiglie con capri espiatori

3)      Famiglie in cui si evita l’intimità per paura di perdere il controllo

4)      Famiglie in cui tutto deve continuare come prima, il posto vuoto deve essere riempito per non indebolire il sistema familiare

5)      Famiglie per cui la perdita è caos e rischio(stanze lasciate intonse dalla morte)

6)      Famiglie che condividono i sentimenti li tollerano e condividono gli stress. L’elaborazione del lutto procede attraverso l’attenzione e la consolazione reciproca.

Ci sono dei sintomi familiari che ci aiutano a capire quando l’evento luttuoso diventa un problema:

1)      Diminuzione della comunicazione, cambiamento nelle relazioni, chi parla a chi

2)      Riconnessione o distacco di alcuni membri della famiglia

3)      Confusione nella gerarchia familiare, nei ruoli  e negli agiti dei membri della famiglia

4)      Isolamento rispetto al contesto esterno

5)      Ritiro dagli amici e dalle reti di supporto

6)      Iperprotettività dei membri, chiusura

In alcune famiglie possiamo osservare delle risposte disfunzionali che non aiutano a superare il lutto, ma che congelano la famiglia impedendole di andare avanti lungo il suo percorso evolutivo e queste risposte sono: idealizzare la persona scomparsa; identificarsi con la persona scomparsa; una chiusura della famiglia che provoca invischiamento e che ostacola l’elaborazione individuale del lutto; promuovere il segreto familiare proteggendo l’onore familiare (frequente in casi di suicidio); promuovere ruoli inadeguati come l’attribuire ad un figlio un ruolo genitoriale dopo la morte del genitore; dipendenza da riti religiosi o tradizioni culturali, ricerca dell’aldilà; congelare il dolore.

Un buon aiuto per risolvere in modo efficace un evento luttuoso viene dato dalla qualità delle relazioni familiari, più le relazioni sono insoddisfacenti e più l’evento morte sarà visto come negativo e fonte di stress. In particolare, il rapporto genitori/figli è legato alla qualità della relazione. Spesso i genitori hanno delle alte aspettative riguardo alle responsabilità filiali, che se vengono disattese generano sensi di colpa e vissuti abbandonici nei genitori anziani. I figli, da parte loro, sperimentano un senso di fallimento per le aspettative disattese e di conseguenza, un’incapacità ad esprimere gratitudine verso i genitori, per i rapporti tesi e conflittuali che si generano. Nelle famiglie dove non ci sono “conti in sospeso tra le generazioni, si hanno sentimenti diversi: la generazione anziana che si avvicina alla morte prova nostalgia per il passato, dolore e paura. Questo perché la generazione anziana ricapitola la vita e ri-conosce ciò che ha ricevuto e ciò che ha dato. I figli esprimono riconoscenza con comportamento di aiuto e con prestazione di supporto. La cura di riconoscenza è finalizzata al mantenimento dei legami. Si realizza così, sia per la generazione dei genitori che per quella dei figli, la gratitudine per il dono della vita, in questo modo si riconoscono i legami familiari che, invece, vengono rifiutati o negati quando c’è il disconoscimento della gratitudine.