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GLI PSICOLOGI AL SERVIZIO DELLA PERSONA

La psicoterapia: come riconoscerne il bisogno e quando sceglierla!

Pubblicato da  Dr.ssa Maria Grazia Antinori il 09/12/2016

Una persona che vive una fase di crisi, di profondo cambiamento, un momento di confusione, un problema relazionale ed emotivo che la sovrasta, ha la possibilità di trovare un aiuto significativo nella psicoterapia, nell’incontro con lo psicoterapeuta che può accogliere ed ascoltare il suo bisogno, dando un senso e un valore al momento di difficoltà.

La crisi rappresenta un momento di svolta, segnala che un modello di adattamento è diventato inadeguato e fonte di disagio e di dolore, costringe la persona a confrontarsi con la realtà della propria condizione.

E’ in questi momenti che diventa particolarmente importante e significativo rivolgersi ad uno psicoterapeuta che sia in grado di considerare la complessità della situazione, non solo alla luce degli avvenimenti immediati, ma piuttosto considerando il funzionamento mentale della persona, la sua capacità di pensiero e di elaborazione, analizzando i suoi sogni e valutando i suoi bisogni più profondi. Quello che conta è che lo psicoterapeuta sappia tradurre in parole affettive e significative lo stato di dolore che scuote la persona in crisi, che sappia riconoscere le stereotipie di comportamento, le ripetizioni che non tengono conto del presente, ma che hanno senso e valore solo rispetto ad un passato che spesso è stato carico di traumi, di ambivalenze, di situazioni e rapporti difficili.

La psicoterapia scioglie i nodi del tempo, dà di nuovo la possibilità di vivere un presente in cui sia possibile incontrare l’altro in un modo più maturo e adeguato ai propri bisogni attuali.

Scoprire le motivazioni non consapevoli che ad esempio portano a scegliere sempre il fidanzato sbagliato, o che conducono al conflitto in ogni nuova situazione, o che generano stati d’ansia o disturbi alimentari, è fondamentale per liberarsi del peso del passato e per raggiungere l’accettazione di quelli che sono i limiti, le perdite, i cambiamenti che non possono essere modificati e che caratterizzano l’identità di ognuno di noi. E’ proprio questo processo di separazione la chiave che paradossalmente apre al nuovo e al cambiamento evolutivo positivo.

La psicoterapia, come indica il vocabolo, è la terapia della psiche e, nella sua accezione psicoanalitica, la cura attraverso la parola, intesa come principale strumento di cambiamento.

Noi tutti utilizziamo continuamente la parola per comunicare, per trasformare l’esperienza in pensiero, per elaborare i nostri stati d’animo. Ma molti possono essere i modi con cui ci serviamo del linguaggio confondendo, manipolando, costruendo immagini distorte.

Il linguaggio è lo strumento principe del cambiamento, e quindi, durante una psicoterapia, è studiato ed elaborato, per utilizzare al meglio le sue grandissime potenzialità.

Attraverso la parola, quando questa è caricata di senso e di significati emotivi, si modifica il modo in cui la persona si racconta e vive la realtà, e quindi si relaziona con gli altri ed il mondo esterno.

Il terapeuta e il paziente sono impegnati a costruire un linguaggio comune condiviso, e questa ricerca costituisce in sé una nuova esperienza emotiva che apre alla possibilità dell’evoluzione e della crescita.

A partire dagli anni ’90, il neurologo, premio Nobel, Eric Kandel ha riconosciuto alla psicoterapia la validità di un trattamento biologico: attraverso la parola si modifica strutturalmente il cervello ed in particolare le connessioni sinaptiche. Questa scoperta ha una portata straordinaria e rivoluzionaria, non sono solo i farmaci a modificare il funzionamento encefalico, ma anche la psicoterapia, la cura con le parole.

L’integrazione delle neuroscienze con la psicoterapia è considerata una delle aree di ricerca più appassionanti.

Le ricerche empiriche offrono una comprensione dello sviluppo umano che ricorda in modo straordinario il modello elaborato da Freud. Autori come Gabbard hanno dimostrato che esiste una sostanziale conferma sperimentale all’idea centrale freudiana ossia che il comportamento patologico o disfunzionale non dipende dalla coscienza umana, dal pensiero consapevole o così detto razionale. Ci sono prove convincenti che buona parte della vita mentale complessa è inconscia, pertanto le persone possono pensare, provare o sperimentare forze motivazionali senza esserne consapevoli.

L’incontro con il terapeuta diventa quindi un’occasione straordinaria per affrontare il problema del momento ma anche per iniziare un viaggio di conoscenza di sé, della propria storia, del proprio mondo interiore, della qualità delle proprie relazioni e soprattutto per acquisire o affinare quella che Ogden definisce la capacità di sognare ad occhi aperti, ossia di poter accedere all’inconscio attraverso immagini simili a quelle dei sogni nello stato di sonno, e quindi elaborare e integrare le emozioni che diventano così le nostre più grandi alleate e risorse.